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Riscatto del sinistro: come conservare la classe di merito

Il coinvolgimento in un sinistro può provocare l’aumento del premio e la variazione del bonus-malus, con una perdita di due classi. Questo avviene nel caso di responsabilità pari o superiore al 50% sul singolo sinistro, ma anche quando si sono verificati altri incidenti con colpa negli ultimi cinque anni, che vengono sommati tra loro e determinano la penalizzazione. Esistono alcuni modi che consentono di ovviare a questa eventualità e di rimanere nella stessa classe di merito, evitando di pagare direttamente la controparte, che è una pratica non legale.

Nel 2007, la legge Bersani ha introdotto sia il risarcimento diretto, sia la facoltà di rimborsare l’assicurazione per le spese dei danni pagate, il cosiddetto riscatto. Anche se si decide di optare per questa soluzione, è importante trasmettere sempre una regolare denuncia del sinistro alla compagnia assicurativa e verificare la convenienza di un eventuale rimborso personale all’assicurazione, in base all’importo del danno che è stato risarcito; perché il riscatto risulti vantaggioso, il premio che si pagherebbe senza il rimborso deve essere inferiore all’importo da risarcire.

Se l’assicurazione della controparte ha liquidato direttamente il proprio assicurato, è necessario verificare con la CONSAP l’importo risarcito e trasmettere la richiesta di rimborso, a condizione che non via siano altri mezzi coinvolti, non vi siano feriti o danni a oggetti di terzi, i sinistri siano stati interamente liquidati e non vi sia la franchigia nella polizza. Alcune compagnie prevedono la possibilità di aggiungere una franchigia, secondo la quale il contraente s’impegna a risarcire l’importo dei danni entro una determinata somma, senza la necessità di altre procedure.

Vi sono anche garanzie aggiuntive per salvaguardare la classe di merito, anche se riguardano solo la classe interna e non sollevano dal malus, oltre che da un cambio di classe nel caso si intenda cambiare compagnia. In tal caso, sarà considerata la CU, la classe universale. Nell’eventualità in cui non vi sia stato un risarcimento diretto, ma i danni siano stati pagati dalla propria compagnia assicurativa, bisogna rivolgersi all’assicurazione per conoscere l’importo e provvedere al rimborso.

Addio all’attestato di rischio cartaceo

L’attestato di rischio, ovvero quel documento che le compagnie assicurative fanno pervenire agli assicurati prima della scadenza della polizza e sul quale compaiono tutti gli eventuali sinistri provocati negli ultimi cinque anni, non esiste più. Perlomeno non esiste più nella forma cartacea in cui eravamo abituati a vederlo, dal 1° luglio 2015, infatti, è stato sostituito da un documento digitale. A dire il vero, poiché doveva essere consegnato almeno trenta giorni prima della scadenza della polizza, l’attestato di rischio digitale ha fatto il suo debutto già nel mese di giugno per i contratti Rca con scadenza a luglio.

Ma come mai gli assicurati non hanno ricevuto nulla? Perché con la digitalizzazione gli AdR, invece di essere spediti a casa, confluiscono in una banca dati gestita dall’ANIA (Associazione Nazionale delle Imprese Assicuratrici) e controllata dall’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni). Si sono dunque trasformati in documenti esclusivamente virtuali e, poiché, essi vengono richiesti nel momento in cui si desidera cambiare compagnia, la nuova società assicuratrice si rivolgerà direttamente alla banca dati dell’ANIA per conoscere la classe di rischio e il numero di sinistri provocati dai nuovi clienti.

Gli attestati di rischio rimangono comunque anche all’interno della banca dati della propria assicurazione e sono disponibili sul suo internet in un’area riservata. Qui possono essere consultati e scaricati, ma le novità non finiscono qui perché gli AdR potranno essere inviati telematicamente anche attraverso app e social network, in questi casi però deve essere lo stesso contraente a fare esplicita richiesta alla compagnia, ammesso che la società assicuratrice abbia deciso di attivare anche queste due possibilità.

E chi non ha familiarità con computer e smartphone? Per queste persone è previsto che, nel caso lo richiedano, l’agente che stipula il contratto, possa consegnare loro una copia cartacea dell’attestato di rischio, tuttavia si tratta di un documento di esclusivo uso personale, in quanto i dati confluiscono comunque nella banca dati dell’ANIA. Infine l’AdR digitale diventa disponibile non solo per il contraente, come era in precedenza, ma anche per tutti coloro che ne hanno diritto, eventualità che si verifica quando il proprietario è una persona diversa da chi ha sottoscritto il contratto di assicurazione.