Addio pensioni private: in Ungheria scoppia la protesta

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Un governo autoritario, uno Stato in ginocchio: ecco come l’Ungheria risponde alla manovra finanziaria di Viktor Orban che priva 60.000 cittadini dei propri fondi pensione.

Proprio come volevasi dimostrare, l’ultima iniziativa del governo ungherese (la destra nazionalista guidata dal Premier Viktor Orban), sta riscuotendo numerose proteste tra i cittadini ungheresi.

Proprio in questi giorni ben duemila persone infatti hanno preso la decisione di marciare a Budapest per protestare ed esprimere un profondo dissenso contro la manovra finanziaria che vuole nazionalizzare i fondi pensionistici privati dei cittadini, rendendoli di fatto, fondi pubblici..

L’intero sistema pensionistico privato rischia in questo modo di crollare, essere definitivamente compromesso dall’esecutivo della destra nazionalista che ha ormai deciso di trasferire nel sistema pubblico i fondi di ben 60.000 cittadini lavoratori.

A prova di ciò, nel 2010 il Ministro delle Finanze Gyorgy Matolcsy dichiarava che gli asset relativi ai fondi pensione privati sarebbero stati spostati nelle casse statali, altrimenti i contribuenti avrebbero perso il diritto alla pensione statale.
Così si annunciava ai contribuenti la vera e propria nazionalizzazione dei fondi pensione privati, che avrebbero dovuto portare nelle casse di Stato ben 1,3 miliardi di euro, fondi stanziati a ridurre il debito pubblico ma anche a finanziare riforme strutturali.

Questa quindi dovrebbe essere una manovra necessaria, almeno secondo il governo, per sanare il consistente buco nelle casse di Stato. Parlando in soldoni, comunque, al giorno d’oggi si parla di circa 650 milioni di euro, somma inferiore a quanto dichiarato in precedenza ma comunque sottratta ai propri legittimi proprietari.

Parlano i lavoratori della manifestazione: “Quelli sono soldi privati. I soldi versati in fondi privati sono solo miei, di nessun altro e se muoio sono dei miei figli oppure di mia moglie”, così parla Zoltàn Vajda, tra gli amministratori di punta a capo della manifestazione, che invita inoltre il governo ad aprire un dibattito col settore dei professionisti nel caso ritenga necessario indagare sul funzionamento del sistema pensionistico.

Non mancano osservazioni dubitative ma legittime anche da parte di altri manifestanti agguerriti, che giustamente fanno notare che da un lato i loro soldi sono stati verificati, conteggiati, con interessi calcolati da professionisti, da un altro lato non hanno la certezza che questi soldi, nelle mani del governo, potrebbero davvero fare la differenza con i problemi dello Stato.

Disappunto e delusione, quindi, sono sicuramente stati d’animo molto diffusi tra i partecipanti alla manifestazione e più in generale tra gli abitanti del paese.

Una manovra estrema e decisamente difficile, un po’ come quella sulla tassazione per l’utilizzo di Internet che nei giorni passati ha fatto molto discutere e ribellare migliaia di cittadini (provocando anche gesti risolutivi ed estremi da parte dei partecipanti alla manifestazione), manovre che senz’altro rivelano un’Ungheria quasi in ginocchio, alle prese con un’economia difficile e un governo piuttosto autoritario e di dubbia efficienza.

Ma facciamo un piccolo passo indietro: la manovra ha messo radici per la sua attuazione già quattro anni fa, visto che le modifiche effettuate al sistema pensionistico risalgono alla fine del 2010. Esse riguardano principalmente i fondi pensione privati, che sono stati congelati fino a quest’anno, il 2014, e i contributi per la pensione aumentati addirittura al 10%. Un insieme di regole macchinose che altro obiettivo non hanno avuto che quello di portare nelle casse dello stato ungherese le pensioni private dei cittadini ungheresi.

Esperti del settore hanno ulteriormente ribadito che se il Parlamento approverà questo disegno di legge entro dicembre, i sistemi pensionistici privati verranno deliberatamente appunto “privati” della propria funzione e saranno costretti a chiudere i battenti.

Secondo le previsioni “ufficiali”, quindi, la manovra dovrebbe cominciare ad operare a partire dal primo gennaio 2015, con grande disappunto da parte dei lavoratori privati e professionisti.

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